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ESSERE IN RELAZIONE PER ESSERE NOI

Da counsoler sempre più spesso mi trovo a parlare coi miei clienti del rapporto con l’altro che sia questo il partner, un famigliare, un amico o semplicemente la persona che aspettava con noi in fila alle casse.

Ho notato un grande bisogno di riscoprire la propria individualità nel rapporto per poter ricostruire legami che creino vero benessere e felicità.

È come se oggi si affermasse che dove c’è relazione con l’altro non ci può essere spazio per il soggetto ed i suoi diritti individuali, portando a comportamenti egoistici che mirano ad un controllo estremo delle relazioni e delle aspettative su di esse.

Ciò che questa concezione individualistica non considera, è che in realtà tra identità individuale e relazione con l’altro esiste un legame indissolubile, l’essere umano ha la capacità innata di costruire rapporti e questo è imprescindibile, fa parte di un imprinting non governabile. Un po’ come le paperelle con Lorenz così noi con l’altro.

Vi faccio notare come, quando si tratta di dare una definizione di sé, rispondendo alla domanda “chi sono io?”, ci accorgiamo che tale definizione è fondata su relazioni e legami con l’altro. Gli esseri umani sono dunque “esseri relazionali”.

L’affettività è prima di tutto un incontro con l’altro, e se vogliamo analizzare la parola, un po’ come facevamo nelle versioni a scuola, possiamo scoprire che affetto significa “sono colpito, sono mosso”.

Spesso quello che ci limita nelle relazioni con gli altri è il fatto che l’esperienza di relazione è un’apertura, un movimento verso un mondo ignoto e non controllabile, che è il mondo dell’ altro.

Questo fa paura, e tende a farci chiudere sulle nostre posizioni.

Per iniziare credo sia utile comprendere che la relazione vera e duratura debba essere basata su un periodo che implica una profonda conoscenza di sè, dell’altro e dell’altro con noi.

Questo è un buon modo per uscire da una visione egocentrata e proiettare gli affetti in una prospettiva, che non può essere esaurita nell’istante dell’interazione di scambi immediati e di bilanci frettolosi, come quello che giudica la bontà di una relazione in base alla gratificazione immediata o da ciò che se ne ricava.

Creare legami significa uscire da quella che si può definire un “ipertrofia dell’amore” dove ci si basa solo su legami emozionali con una ricompensa immediata a discapito di rapporti altamente valoriali che portano a una compenetrazione dell’uno con ‘altro.

Ho osservato come gli affetti paiono bisognosi di comprensione ed “educazione”.

Ci insegnano fin da bambini a interagire e sfruttare le nostre capacità cognitive e comportamentali, ma spesso siamo lasciati in balia delle nostre emozioni e questo crea più di qualche problema sul piano relazionale.

La difficoltà ad approdare ad una visione dell’affetto come incontro con l’altro, come relazione, mette a dura prova la tenuta delle relazioni affettive e ancora di più la loro forza generativa e benefica.

È quantomeno curioso, osservare come in una società che promuovere la crescita intellettuale delle nuove generazioni, si limiti a formare culturalmente e non affettivamente. Portando alla creazione di relazioni che non sempre portano benessere e scambio reciproco.

Il mondo degli affetti chiede dunque di essere formato e per così dire “raffinato” da un lavoro educativo, non meno lungo e impegnativo di quello richiesto per la formazione delle menti e delle cognizioni.

Come?

Innanzitutto, iniziando ad analizzare le tipologie di relazioni e comprendendo come hanno influito su noi.

Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo, se vuoi parlarne con me contattami pure alla mail info@spazioperessere.it

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